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Stili del bonsai: come riconoscere le forme classiche

Stili del bonsai: come riconoscere le forme classiche

Gli stili del bonsai sono i modi classici in cui si imposta un albero: il tronco dritto, il tronco che si muove, quello inclinato, quello che scende sotto il vaso, quello quasi nudo con poca vegetazione in cima. Hanno nomi giapponesi, ma non sono una lista da imparare a memoria: sono descrizioni di alberi che esistono in natura, e servono a riconoscere la forma che una pianta ha già dentro di sé. In questa guida trovi i dieci stili più diffusi, da cosa si riconosce ciascuno, quali specie lo reggono, e come si capisce quale stile suggerisce la pianta che hai in mano.

Che cos'è uno stile e perché conta

Uno stile è la forma complessiva che si dà a un bonsai, definita soprattutto dalla direzione del tronco e dalla disposizione dei rami. Non è una decorazione: ogni stile descrive un albero che in natura è cresciuto in certe condizioni, e il bonsai lo riporta in miniatura.

La differenza fra un bonsai riuscito e una pianta potata sta quasi tutta qui. Un albero in natura racconta dove è cresciuto: un pino su una cresta ventosa ha tutti i rami da una parte, un abete nel folto del bosco ha il tronco dritto e i rami in alto, un arbusto su una parete di roccia scende verso il basso perché è l'unica direzione in cui può andare. Gli stili sono la raccolta di queste storie, messe in ordine da chi coltiva bonsai da secoli.

Questo cambia il modo di lavorare. Non si sceglie uno stile e poi si costringe la pianta a diventarlo: si guarda la pianta, si capisce quale forma suggerisce già, e la si accompagna in quella direzione. È la stessa logica della filatura descritta in Come si fa un bonsai: dal pre-bonsai alla prima forma: il filo guida un ramo, non lo piega a forza.

Gli stili con il tronco in piedi

Sono i tre stili più comuni e quelli da cui si parte. Il tronco resta sostanzialmente verticale e cambia solo quanto si muove: dritto come un fuso nell'eretto formale, con curve morbide nell'eretto informale, piegato su un lato nell'inclinato.

L'eretto formale, in giapponese chokkan, ha il tronco perfettamente dritto che si assottiglia con regolarità salendo, e i rami disposti a piani orizzontali: il più lungo in basso, via via più corti verso la cima. È lo stile che sembra più semplice ed è il più difficile da realizzare, perché qualunque irregolarità del tronco si vede subito. Funziona con pini, abeti e larici.

Illustrazione di un bonsai in stile eretto formale, con tronco diritto e rami a piani orizzontali

L'eretto informale, moyogi, è lo stesso tronco verticale ma con tre o quattro curve che cambiano direzione salendo, mentre la cima resta sopra la base. I rami escono dall'esterno delle curve, dove la luce arriverebbe davvero. È lo stile più diffuso e quello giusto per cominciare: le irregolarità, qui, diventano carattere invece che difetti. Va bene su quasi tutte le specie, dal ficus all'acero al ginepro.

Illustrazione di un bonsai in stile eretto informale, con tronco che si muove a curve morbide

L'inclinato, shakan, ha il tronco che esce dal terreno con un'inclinazione netta su un lato, come un albero cresciuto sotto un vento costante o inseguendo la luce. Il dettaglio che lo rende credibile sta in basso: le radici devono essere più sviluppate dal lato opposto all'inclinazione, a fare da contrappeso, altrimenti l'albero sembra caduto invece che cresciuto così.

Illustrazione di un bonsai in stile inclinato, con tronco piegato su un lato e radici che fanno da contrappeso

Gli stili che scendono: cascata e semicascata

Qui il tronco sale di poco, poi gira e scende. È l'albero cresciuto su una parete di roccia o su una sponda, che non può andare verso l'alto e prende l'unica direzione disponibile. Il vaso, in questi casi, è alto: serve spazio sotto perché la discesa si legga.

Nella cascata, kengai, la chioma arriva sotto il fondo del vaso. Nella semicascata, han-kengai, il ramo scende ma si ferma all'altezza del bordo o poco sotto. La differenza sembra minima scritta così, ma messe una accanto all'altra si vedono subito: la cascata è un salto, la semicascata è una sporgenza.

Illustrazione di un bonsai in stile a cascata, con il ramo principale che scende sotto il fondo del vaso

Sono gli stili che vengono più naturali sulle piante dal portamento ricadente, ed è il motivo per cui il ginepro è la specie con cui si imparano. La parte delicata non è far scendere il ramo: è mantenere vivo l'apice. Una pianta tende a spingere la crescita verso l'alto, quindi in una cascata la cima, che è il punto più basso, va seguita con attenzione perché non si indebolisca.

Illustrazione di un bonsai in stile semicascata, con il ramo che scende fino al bordo del vaso

Il letterario e il battuto dal vento

Due stili della sottrazione, dove conta più quello che manca di quello che c'è. Il letterario ha un tronco sottile e quasi nudo con poca vegetazione in cima; il battuto dal vento ha tutti i rami spinti dalla stessa parte, come pettinati da una corrente che non cambia mai direzione.

Il letterario, bunjingi, prende il nome dai letterati cinesi e dalla loro pittura: un fusto esile, alto, con curve asciutte e irregolari, qualche ramo soltanto, e il vuoto attorno. Nessuna regola di proporzione classica lo governa, e proprio per questo è difficile: senza un occhio allenato diventa semplicemente una pianta spoglia. Si vede spesso su pini e ginepri vecchi.

Illustrazione di un bonsai in stile letterario, con tronco sottile e nudo e poca vegetazione in cima

Il battuto dal vento, fukinagashi, racconta un albero di costa o di alta quota. Tutti i rami vanno dalla stessa parte, anche quelli che nascono sul lato opposto, che attraversano il tronco per unirsi agli altri. Il fogliame stesso è allungato nella direzione del vento. È lo stile che perdona meno le incertezze: se un solo ramo va in controtendenza, l'illusione cade.

Illustrazione di un bonsai in stile battuto dal vento, con tutti i rami piegati nella stessa direzione

La scopa e il boschetto

Due stili che lavorano sulla chioma più che sul tronco. Nello stile a scopa la ramificazione si apre a ventaglio da un tronco dritto e forma una cupola fitta; nel boschetto più tronchi in un solo vaso compongono insieme il profilo di un bosco.

La scopa, hokidachi, è lo stile degli alberi di viale: tronco dritto che a circa un terzo dell'altezza si divide in molti rami sottili, tutti verso l'alto, fino a una cupola regolare. Vuole latifoglie a foglia piccola, come l'olmo o il carpino, ed è particolarmente bello in inverno, quando senza foglie si vede la struttura della ramificazione.

Illustrazione di un bonsai in stile a scopa, con rami aperti a ventaglio e chioma a cupola

Il boschetto, yose-ue, mette nello stesso vaso basso cinque, sette o nove tronchi di altezze diverse. Il numero dispari non è superstizione: un gruppo pari tende a dividersi visivamente in due metà, uno dispari no. Il tronco più alto e più grosso sta davanti e leggermente spostato dal centro, gli altri dietro e più sottili, con spazi vuoti irregolari fra loro. È lo stile che più di tutti dipende dalla distribuzione, non dalle singole piante.

Illustrazione di un bonsai in stile boschetto, con sette tronchi di altezze diverse nello stesso vaso

Quando la roccia fa parte dell'albero

In questi stili la roccia non è una decorazione appoggiata nel vaso: è il motivo per cui l'albero ha quella forma. Le radici la avvolgono e scendono fino al substrato, oppure restano confinate in una cavità della pietra.

Nel caso più diffuso, sekijoju, le radici abbracciano la roccia e proseguono nel vaso, dove trovano nutrimento: col tempo si ispessiscono e diventano legnose, ed è quello il tratto che si guarda. Nella variante ishitsuki l'albero vive dentro una cavità della roccia, con pochissimo substrato, e va annaffiato molto più spesso. Sono stili lunghi: il risultato si vede dopo anni di radici lasciate crescere e scoperte poco alla volta.

Illustrazione di un bonsai con le radici che avvolgono una roccia e scendono nel vaso

Quale stile suggerisce la tua pianta

Non si sceglie uno stile su un libro e poi si cerca la pianta adatta: si fa il contrario. Si guarda il tronco da tutti i lati, si cerca il suo movimento naturale e si sceglie la forma più vicina a quella che la pianta ha già. Forzare un portamento contro la sua natura è il modo più rapido per spezzare un ramo.

Il metodo è semplice. Togli la pianta dal vaso di coltivazione, mettila su un piano all'altezza degli occhi e giraci attorno. Guarda in che direzione esce il tronco dal terreno: se è dritto, sei fra eretto formale e informale; se pende da un lato, stai guardando un inclinato; se il ramo più forte scende già verso il basso, la pianta ti sta dicendo cascata. Poi guarda dove sono i rami bassi, perché quelli daranno la struttura, e dove il tronco ha il movimento più interessante: quello diventa il fronte.

I dieci stili a confronto: come si riconoscono e quanto sono impegnativi
Stile Nome giapponese Da cosa si riconosce Impegno
Eretto formale chokkan Tronco dritto, rami a piani orizzontali Alto: ogni difetto del tronco si vede
Eretto informale moyogi Tronco con curve, cima sopra la base Adatto a chi inizia
Inclinato shakan Tronco piegato su un lato, radici di contrappeso Medio
Cascata kengai Chioma sotto il fondo del vaso, vaso alto Medio: l'apice va tenuto vitale
Semicascata han-kengai Il ramo scende fino al bordo del vaso Medio
Letterario bunjingi Tronco sottile e nudo, vegetazione solo in cima Alto: serve occhio, non tecnica
Battuto dal vento fukinagashi Tutti i rami dalla stessa parte Alto: un ramo fuori posto rovina tutto
A scopa hokidachi Rami a ventaglio, chioma a cupola Medio, solo su latifoglie a foglia piccola
Boschetto yose-ue Più tronchi dispari di altezze diverse Medio: conta la distribuzione
Radici su roccia sekijoju Radici che avvolgono una pietra Alto, e soprattutto lungo

Le immagini di questa guida sono illustrazioni realizzate per mostrare con chiarezza la sagoma di ogni stile, non fotografie di piante del nostro catalogo.

Una volta scelta la direzione, il lavoro è quello di sempre: potatura selettiva, filatura, pieghe accompagnate con calma. Se parti da una pianta già formata, i passaggi sono tutti in Come si fa un bonsai; per capire quale specie regge meglio quale forma, c'è la guida completa alle specie.

Domande frequenti

Qual è lo stile più facile per iniziare?

L'eretto informale. Il tronco resta verticale ma può muoversi, quindi le irregolarità della pianta diventano carattere invece che errori. Funziona su quasi tutte le specie, e permette di imparare potatura e filatura senza dover rispettare proporzioni rigide.

Posso cambiare lo stile di un bonsai già impostato?

Entro certi limiti sì, ma più la pianta è formata e più è difficile: i rami lignificati si piegano poco e il tronco, oltre un certo diametro, non si muove più. Il cambio più ragionevole è fra stili vicini, per esempio da eretto informale a inclinato. Passare da un eretto a una cascata su una pianta adulta non è realistico.

Devo per forza seguire uno stile classico?

No. Gli stili sono un vocabolario, non un regolamento: servono a leggere una pianta e a darle una direzione coerente. Molti bonsai riusciti stanno fra due stili. Quello che conta è che la forma sia credibile come albero, non che corrisponda a una definizione.

Perché nel boschetto i tronchi sono sempre in numero dispari?

Per una ragione visiva: un gruppo pari tende a leggersi come due metà che si bilanciano, mentre un numero dispari resta un insieme unico. Con tre, cinque, sette o nove tronchi l'occhio vede un bosco; con quattro vede due coppie.

Serve un vaso diverso per ogni stile?

Il vaso accompagna la forma. Gli stili con il tronco in piedi vogliono vasi bassi e larghi; cascata e semicascata vogliono vasi alti, perché serve spazio sotto al ramo; il letterario sta bene in un vaso piccolo e tondo, che accentua la sottigliezza del fusto. Non è una regola rigida, ma un vaso sbagliato si nota più di quanto si creda.